LO ZOO DI VETRO

Invito a teatro

Da giovedì 7 novembre
a domenica 17 novembre 2019
Debutto nazionale

LO ZOO DI VETRO
di Tennessee Williams
Adattamento e regia Leonardo Lidi
dalla traduzione di Gerardo Guerrieri

Con (in ordine alfabetico) Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Mario Pirrello, Anahì Traversi

Scene e light design Nicolas Bovey
Costumi Aurora Damanti
Sound design Dario Felli
Assistente alla regia Alessandro Businaro

Foto LAC / Masiar Pasquali

Sponsor di produzione e coproduzione Clinica Luganese Moncucco

Produzione LuganoInScena/LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
TPE – Teatro Piemonte Europa
in collaborazione con Centro Teatrale Santacristina

“Lo zoo di vetro” viene presentato per gentile concessione della University of the South, Sewanee, Tennessee.

Lo zoo di vetro | Teatro Carcano

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Siamo alla fine degli anni ‘30 del secolo scorso. Amanda Wingfield ha cresciuto da sola i suoi due figli, dopo che il marito li ha abbandonati.

Il suo rapporto con Tom e Laura oscilla tra il tenero e l’eccessivo; in particolare la donna si preoccupa del futuro della problematica ed introversa Laura, che una malattia ha reso zoppa. Tom lavora in una fabbrica di scarpe per mantenere Laura e Amanda, ma la vita noiosa e banale che conduce (nonché la morbosa presenza della madre) lo rende irascibile. Il ragazzo tenta senza successo di diventare un poeta, e cerca conforto recandosi al cinema a tutte le ore della notte per vivere delle avventure almeno con la fantasia.

Una sera Tom, sotto la spinta di mamma Amanda, invita a cena un collega di lavoro che si scopre essere un vecchio compagno di scuola di Laura. Il giovane è pieno di vita e apparentemente riesce a portare un po’ di serenità nell’esistenza della ragazza. Da queste premesse prende vita il dramma familiare di Lo zoo di vetro.

Note di regia

Leonardo Lidi, qui alla sua prima prova importante, firma adattamento e regia de Lo zoo di vetro di Tennessee Williams.
Dramma familiare che presenta numerosi tratti autobiografici ricorrenti nell’opera dello scrittore statunitense – il desiderio di allontanarsi dalla casa natale, il rapporto tormentato con un padre ostile, l’angoscia e la preoccupazione per la malattia mentale della amatissima sorella –, Lo zoo di vetro è il lavoro con il quale Williams iniziò a farsi conoscere dal grande pubblico.
Opera teatrale il cui debutto data 1944, Lo zoo di vetro rielabora la trama di Ritratto di una ragazza di vetro, racconto che lo stesso Williams scrisse dieci anni prima. Ne è protagonista Amanda Wingfield, una madre di famiglia che, abbandonata dal marito, ha dovuto assumersi la responsabilità di crescere da sola i suoi due figli, Tom e Laura – la quale soffre di un grave handicap fisico – allevandoli in un clima pieno di attenzione e tenerezza ma anche di eccessiva preoccupazione per il loro futuro.

È come se stessi affrontando un divertito viaggio personale attraverso le famiglie del Teatro. Dopo aver recitato negli Atridi in Santa Estasi di Antonio Latella il ruolo del padre Agamennone – e dopo aver messo in scena Spettri di Ibsen e il focolare della famiglia Alving alla Biennale Teatro – mi sembrava il momento di bussare alla porta di un’altra Casa fondamentale per il mio percorso formativo: i Wingfield.
Lo Zoo di vetro, il testo più autobiografico di Tennessee Williams, mi permette appunto di continuare questa ricerca tra le dinamiche più basilari ed elementari del nostro inizio e di farlo in maniera attiva, scomponendo e toccando senza preoccupazioni l’universo proposto dall’autore.
Come si muove la famiglia nel tempo? Come si sposta il teatro tra i secoli?
Il dramma borghese necessita di limiti dettati (anche) dall’amore e analizzare di volta in volta lo spessore delle pareti che ci circondano resta il mio interesse prioritario in questa esperienza registica. Tom/Tennessee, come suo padre, apprende l’arte del fuggire ma rimane comunque ingabbiato in un album di fotografie, vive costantemente in un limbo tra i tempi e l’unica cosa che può fare per tentare di progredire e di raggiungere un nuovo luogo è raccontare al pubblico un pezzo della propria storia.
Ma dove andiamo quando camminiamo nel buio del futuro?”

IN MARE APERTO

STAGIONE 2019-20