Valter Malosti

MOLIÈRE / IL MISANTROPO (ovvero Il nevrotico in amore)

Da giovedì 13 dicembre
a domenica 23 dicembre
2018

MOLIÈRE / IL MISANTROPO (ovvero Il nevrotico in amore)

versione italiana di Fabrizio Sinisi e Valter Malosti
uno spettacolo di Valter Malosti

Con
Alceste Valter Malosti
Célimène Anna Della Rosa
Oronte Edoardo Ribatto
Arsinoé Sara Bertelà
Philinte Paolo Giangrasso
Eliante Roberta Lanave
Acaste Marcello Spinetta
Clitandre Matteo Baiardi

luci Francesco Dell’Elba
costumi Grazia Materia
cura del movimento Alessio Maria Romano
drammaturgia Fabrizio Sinisi
assistente alla regia Elena Serra

musiche originali Bruno De Franceschi

Una produzione
Teatro Piemonte Europa
Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
LuganoInScena

C’è l’infelice che possiamo definire astratto. Egli è infelice e basta. C’è il più infelice, che odia se stesso. Infine c’è l’infelice assoluto, che odia immediatamente se stesso e mediatamente l’altro. Costui è il misantropo. Non si è considerato abbastanza, però, il misantropo che unisce in sé l’infelice e il più infelice. Chiediamoci allora quale sia il suo scopo. Se la misantropia ne ha uno, è questo: rendere l’infelice il più infelice. Perchè infelici si è, più infelici si diventa.

Manlio Sgalambro, Della Misantropia, Adelphi, Milano, 2012

Io odio il teatro anima e corpo
e lo detesto da morire
per me è la cosa più ripugnante che ci sia
ma proprio per questo mi ci sono dedicato
Io odio il teatro
e tutto quello che ha a che fare con il teatro
e mi ci sono dedicato
Lei ci si è dedicato per amore
io mi ci sono dedicato per odio

Thomas Bernhard, Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me, Ubulibri, Milano, 1990

Nel 1666 Molière debutta con il suo Misantropo: una commedia amara e filosofica, anomala e profetica, secondo molti il suo capolavoro – «un classico del Novecento», scrive Cesare Garboli, «scritto tre secoli fa».
Il Misantropo è oggi un testo totalmente “al presente”, violento, potente, perturbante. Una commedia tragica, venata di una forma di umorismo instabile e pericolante, che porta in sé, appena al di sotto della superficie comica, le vive ferite e il prezzo altissimo costato al suo autore: in essa emergono le nevrosi, i tradimenti, i dolori di un personaggio capace di trasformare tutto il proprio disagio e la propria rabbia in una formidabile macchina filosofica, esistenziale e politica, che interroga e distrugge qualunque cosa incontri nel suo percorso. Ma questo capolavoro è allo stesso tempo anche il dramma di un essere inadeguato alla realtà, l’allucinata tragedia di un uomo ridicolo, che si scontra con un femminile complesso e modernissimo, rappresentato come un prisma dalle tre figure di donna presenti nel testo, una sorta di misteriosa trinità.
Una commedia di confine, che coglie Molière al momento di farsi buffone del Re: infatti il grande autore nello stesso anno del Misanthrope collabora intensamente alle feste di Saint-Germain, e da quel momento in poi si adopererà sempre più ad organizzare i divertimenti reali. Molière, come scrive acutamente Fausta Garavini, “abbandona la propria intima spoglia al suo personaggio”, forse il più autobiografico, se appunto si pensa anche al rapporto di servitù o servilismo nei confronti di Luigi XIV. “Alceste non può vivere nel mondo e fugge nel deserto; Molière deve sopravvivere e si costituisce prigioniero, si dichiara sconfitto.
Ma allo stesso tempo dichiara, nel suo fallimento, la forza insuperabile ed eversiva della sua ribellione.
Valter Malosti, dopo il grande successo della sua rilettura de La scuola delle mogli, torna ad affrontare Molière, e lo fa proponendo al pubblico un Misantropo del tutto inedito. L’Alceste di Malosti è un filosofo, un nero buffone, un folle estremista del pensiero, che assume in sé anche le risonanze più intime e strazianti del dramma molieriano, senza rinunciare alla sottile linea comica, al fuoco farsesco che innerva il protagonista. Accanto a lui, nella parte di un’inedita Célimène, Anna Della Rosa, una fra le attrici più talentuose della sua generazione, ammirata anche al cinema nel film premio Oscar La grande bellezza di Paolo Sorrentino, insieme a un cast di altissimo livello: Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Roberta Lanave, Paolo Giangrasso, tra gli altri. Poiché Il Misantropo è anche testo di grande coralità, che si riscrive in scena con gli attori e che dunque richiede attori di grande finezza, anche per far risaltare i chiaroscuri della scrittura molieriana.
Nel costruire insieme al regista la lingua di questo nuovo Misantropo, il giovane autore Fabrizio Sinisi si confronta con alcuni grandi autori del Novecento, soprattutto Thomas Bernhard. Il testo classico viene qui messo a reazione con un altro grande capolavoro molieriano: quel Don Giovanni di cui il Misantropo diventa la tavola rovesciata e complementare, l’immaginario prologo della dissoluzione: Alceste e Don Giovanni diventano i due volti di una lotta totale e disperata contro l’ipocrisia e il compromesso su cui è costruita la civiltà. Lo spettacolo viene a proporsi quindi come un lucido saggio sul desiderio e l’impossibilità di esaudirlo, sul conflitto tra uomo e donna, uomo e società, uomo e cosmo. Il rapporto di Alceste e Célimène diventa quindi un violentissimo agone, una resa dei conti la cui posta in gioco è – per citare proprio Lacan – la Verità come “ciò che sempre resiste all’intelligenza”.

Articoli e recensioni

Corriere.it

Videointervista di Emilia Costantini a Liliana Cavani per il sito del Corriere della Sera.

Sipario.it

Angelo Pizzuto per Sipario.it

Close up

Monia Manzo per Close up.

CulturaSpettacolo.it

Sergio Palumbo per CulturaSpettacolo.it

Controscena

Enrico Fiore per Controscena