ALLA MIA ETÀ MI NASCONDO ANCORA PER FUMARE

Da giovedì 15 novembre
a domenica 25 novembre
2018

ALLA MIA ETÀ MI NASCONDO ANCORA PER FUMARE
di Rayhana
Traduzione Mariella Fenoglio

Con Matilde Facheris, Carla Manzon, Annagaia Marchioro, Irene Serini, Marcela Serli, Giorgia Senesi, Chiara Stoppa, Sandra Zoccolan

Costumi Federica Ponissi
Scena Maria Spazzi
Disegno luci Roberta Faiolo

Regia Serena Sinigaglia

Coproduzione ATIR Teatro Ringhiera | Theater tri-bühne Stuttgart

Alla mia età mi nascondo ancora per fumare | di Rayhana | Progetto grafico Flaminio Cozzaglio

Rayhana è lo pseudonimo di un’autrice algerina. Non è esattamente un nome d’arte, la scrittrice ha dovuto assumere uno pseudonimo se voleva poter continuare a scrivere ciò che scrive e a pensare ciò che pensa. Anche nell’avanzata e libera Francia. Sì, perché Rayhana vive e lavora in Francia, ora. Ed è in Francia che, mentre si recava a teatro, è stata aggredita da un gruppo di integralisti islamici. Il perché è insito nel suo meraviglioso testo: “Alla mia età mi nascondo per fumare”. Quando ho letto “Alla mia età mi nascondo per fumare” ho provato una gioia che rasentava l’esaltazione. Quel testo che scorreva agilmente sotto i miei occhi aveva tutte le caratteristiche che da sempre cerco spasmodicamente in un testo teatrale. Coralità.

Ruoli importanti per tutte e nove le attrici. Generalmente nei testi teatrali su dieci ruoli, otto sono per attori, due per attrici. Qui tutto diverso: solo donne e tante e tutte impegnate in un lavoro stimolante e arricchente.

Una dimensione tragica, raccontata però con grande ironia e autoironia.

Grandi temi d’attualità, toccati con la sapienza di chi li conosce bene, per averli vissuti sulla propria pelle, e con la leggerezza (di calviniana memoria) che, sola, restituisce forza e incisività alla scena.

Insomma il massimo per una regista come me.

Una storia vera, semplice, diretta, piena di vita e contraddizioni, e per questo, forse, anche più pericolosa. L’azione si svolge ad Algeri, ai giorni nostri. Siamo in un hammam, nel giorno riservato alle donne. Quel giorno, però, sarà diverso da tutti gli altri.

Nove personaggi, nove donne algerine, si trovano, loro malgrado, a barricarsi dentro l’hammam, per sfuggire all’ira di parenti e uomini barbuti che reclamano il diritto di punire una di loro, ritrovata incinta senza il consenso dei genitori.

Tra i vapori e le acque delle vasche si crea un’intimità speciale tra queste donne, le quali, a turno, ci rivelano le loro storie, le loro speranze, i loro dolori, le loro rabbie. E’ uno spazio protetto l’hammam, un luogo sospeso, lontano dai clamori e dai rumori della città, un posto caldo e accogliente, dove ci si può “spogliare” e confidare anche i segreti più delicati.

Ogni personaggio ha il suo punto di vista, ogni personaggio è diverso dall’altro per età, condizione sociale, destino più o meno sfortunato, speranza, disillusione e convinzioni religiose. Una cosa, però, li accomuna tutti: il ruolo della donna all’interno di una società come quella islamica.

Ci immergiamo, così, nel mondo delle donne islamiche, nella loro difficile convivenza con la cultura patriarcale, estremista, bigotta, violenta e repressiva dei propri uomini. È un viaggio che ci commuove e ci smuove e ci fa riflettere. È una denuncia, certo, perché nessuno al mondo dovrebbe essere costretto a sposarsi a dieci anni, a rinunciare agli studi, a diventare terrorista per riscattare una vita fatta di abusi e ingiustizie.

Serena Sinigaglia

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