Note di regia di Serena Sinigaglia
Amo da sempre i classici, li studio, li metto in scena. Le Eumenidi di Eschilo, terzo e ultimo capitolo dell'Orestea, è stato per me una vera e propria folgorazione: il racconto del passaggio da una giustizia arcaica, incarnata dalle Erinni, a una giustizia improntata sul principio maschile, voluta da Atena e fondata sul primato del padre e sul concetto di ordine militare. Pace all’interno dei confini dello stato, guerra fuori dai confini. L’uomo in guerra, per conquistare e portare nuova ricchezza, la donna in casa, per accudire e preservare la pace interna.
Tutta, tutta del padre io sono è un viaggio dentro Eumenidi, condotto con lo stesso gruppo di attrici e lo stesso staff artistico di Supplici. Continua e si intensifica la mia e la nostra ricerca sui classici in chiave squisitamente corale. Il coro è la chiave di accesso, la lente con cui tentiamo di cogliere i significati profondi, gli echi nel presente, ciò che risuona del testo.
Le sette attrici sono le Eumenidi che sprofondano nelle Erinni, la storia è raccontata dal loro punto di vista. I personaggi della vicenda scaturiscono dal coro, emergono come sogni o incubi, nel tentativo di ricordare cosa c’era prima che le Erinni venissero normate e silenziate dall’azione ordinatrice di Atena. La riscrittura parte, dunque, dalla fine: le Erinni, ormai addomesticate da Atena e rese Eumenidi, cercano a ritroso il proprio passato.
Nello scontro tra Erinni e Atena si fondano i principi politici e sociali che ancora ci governano. Maschile e femminile, forze arcaiche presenti in tutti noi, padre e madre, ruoli codificati e normati, continuano a muovere il mondo. Anche se in crisi, quel sistema patriarcale fondato da Atena continua a mietere vittime e ingiustizie, ancora, dopo più di 2500 anni. Se Eschilo racconta il passaggio da Erinni a Eumenidi, noi tentiamo il percorso opposto, interrogando il mito e la storia: è esistito un tempo governato dal principio femminile? E cosa è accaduto poi? Cosa abbiamo perso? Esiste un’altra via, un’altra possibilità di “ordinare” il mondo?

