SCUOLE MEDIE SUPERIORI

VERGINE MADRE

Mercoledì 4 marzo 2020
ore 10:30

Lucilla Giagnoni
VERGINE MADRE
Canti, commenti e racconti di un’anima in cerca di salvezza dalla Divina Commedia di Dante Alighieri

collaborazione ai testi Marta Pastorino
musiche originali Paolo Pizzimenti
scene e luci Lucio Diana, Massimo Violato

produzione TPE – Teatro Piemonte Europa

Durata: 110 minuti

LA RAPPRESENTAZIONE SARÁ PRECEDUTA DA UN INTERVENTO INTRODUTTIVO DEL PROFESSOR VITO LIMONE DELLA FACOLTÁ DI FILOSOFIA DELL’UNIVERSITÁ VITA-SALUTE SAN RAFFAELE, CHE OFFRIRÁ UNA CHIAVE DI LETTURA PER L’INTERPRETAZIONE DELLO SPETTACOLO.

Per informazioni e prenotazioni:
Ufficio Promozione Scuole e Gruppi
Coordinatore: prof. Luigi Stippelli
Referente: Clarissa Egle Mambrini
tel. 02 55181362 – 02 55181377
promozione@teatrocarcano.com
facebook: carcanoscuole

SCUOLE MEDIE SUPERIORI Mercoledì 4 marzo 202 0ore 10:30 VERGINE MADRE dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Di e con Lucilla Giagnoni.

Sei canti della Divina Commedia, probabilmente i più noti. Sei tappe di un pellegrinaggio nel mezzo del cammin di nostra vita: Il viaggio (il I dell’Inferno), La Donna (Francesca, il V), l’Uomo (Ulisse, il XXVI), il Padre (Ugolino, il XXXIII), la Bambina (Piccarda, il III del Paradiso), la Madre (Vergine Madre, il XXXIII del Paradiso). È la Commedia Umana di Dante, una strada che si rivela costeggiata da figure “parentali”: quello che si compone, guarda caso, è il disegno di una famiglia.

Sono anche parole incantatorie, quelle della Divina Commedia, parole taumaturgiche, rituali. Eternamente ripetute come le preghiere.

Dalla lettura dei canti scaturiscono storie.

Il lato oscuro di Ulisse, l’aspetto meraviglioso e terribile del padre, la santità dei bambini, la lussuria di tutte le donne, la grandezza della madre… un percorso ricco, sorprendente e, soprattutto, confortante. Come la preghiera. La poesia e l’arte sono una tregua per gli affanni degli uomini.

A cantare e raccontare storie è una donna. Perché più spesso sono le donne a pronunciare, senza mediazioni, il desiderio di pace. Sheherazade si salva “raccontando”. E perché sicuramente l’anima ha una voce femminile.

Lucilla Giagnoni dichiara: “Da piccola sognavo di diventare santa. Ma non santa martire, che il martirio di fatto non mi convinceva del tutto, semplicemente santa. Non sono diventata santa: ho fatto l’attrice. Per diventare santi bisogna pregare. Però raccontare storie è un po’ come pregare. Come ci insegna Italo Calvino ne Le città invisibili, è cercare in mezzo all’inferno ciò che non è inferno e farlo durare, e dargli spazio. In questi ultimi tempi si può dire che sto pregando tanto”.

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