Lina Sastri  Galatea Ranzi

MARIA STUARDA

Da giovedì 8 aprile
a domenica 18 aprile 2021

MARIA STUARDA
di Dacia Maraini Liberamente tratto da Maria Stuarda
di Friedrich Schiller

Con Lina Sastri  Galatea Ranzi

Scene Alessandro Chiti
Costumi Martina Piezzo
Luci Giuseppe Filipponio

Regia Daniele Salvo

Produzione Palcoscenico Italiano | Centro Teatrale Meridionale

Prenotabile/in vendita dal 22 febbraio

Nonostante Maria Stuarda fosse intitolato a una donna, nel celebre testo di Schiller le donne erano poco presenti. Allora ho pensato di rovesciare tutta la vicenda moltiplicando i ruoli femminili, per descrivere il rapporto tra le donne e il loro diverso atteggiamento nei confronti del potere.

Dacia Maraini

Dal torrente del tempo passato, da un Cinquecento sepolto nella memoria, oscuro e gelido, emergono le ombre di Maria Stuarda e Elisabetta d’Inghilterra. Sono ombre non pacificate, attraversate da passioni violente, rivendicazioni, odi furiosi, gelosie, ciechi desideri di vendetta, dolcezze infinite, memorie illusorie. Il sangue rifluisce rapido nelle loro vene, le riporta in vita e dona loro la possibilità di ripercorrere le loro storie infelici. Non sono più esseri umani.

Nella povera stanza dell’immaginazione dell’autrice, si tendono i fili di un teatrino meccanico: Elisabetta I, la bastarda protestante, si mostra in tutta la sua violenta passionalità. Maria Stuarda, la cattolica, combatte ancora per il regno d’Inghilterra.  Le loro rispettive dame di compagnia/serve (la servile, adorante Kennedy, la dura Nanny, anima nera e senza filtri di Elisabetta) tentano di compiacerle o di contrastarle.

Il testo della Maraini è in realtà una rilettura “capovolta” dell’omonima opera di Schiller. Le due protagoniste si scambiano continuamente le parti in un gioco virtuosistico spiazzante e perturbante. I temi sono molteplici: il rapporto fra donne e potere, lo scontro fra mondo maschile e mondo femminile, il mondo intimo e privato sacrificato alla ragion di Stato, la solitudine dei governanti, la lotta contro un mondo politico dominato esclusivamente da uomini, il desiderio di affermare le decisioni personali, la caparbietà e la tenacia delle due sovrane, lo scisma religioso tra cattolici e anglicani (Elisabetta è la figlia di Anna Bolena e Enrico VIII, fautore dello scisma stesso), il cinismo e il disincanto degli uomini politici e dei governanti, l’indagine sull’universo femminile.

Gli uomini qui restano sullo sfondo, divengono oggetti o strumenti per raggiungere il potere, per sfogare rabbia e gelosia o per dichiarare infinito e irrimediabile amore, mai realizzato. L’attrito fra la ragion di Stato e il sentimento provoca scintille e reazioni incontrollabili, attraversa le anime delle protagoniste, inaridisce le fibre più profonde della loro intimità, le confonde, le scuote, le getta nello sconforto e nella più assoluta infelicità.

Che effetti può avere su una donna il richiamo del potere? Come può una donna essere trasformata al punto da divenire cieca, priva di morale e di senso comune? Il potere incide irrimediabilmente sul corpo del leader, sottoposto ad un progressivo degrado fisico e morale.

Queste due grandi donne, cugine dal destino infausto (sicuramente amaro quello della cattolica erede di Scozia, che finirà per essere decapitata proprio grazie alla sua “amata sorella”), non si incontreranno mai di persona, ma solo in sogno; e l’intero testo, in fondo, è un sogno dentro un sogno, sognato da due anime che non sono più, rinchiuse nelle loro tombe ma mai dimenticate.

Dalle note di regia di Daniele Salvo

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