Recite scolastiche | MOLIÈRE / IL MISANTROPO (ovvero Il nevrotico in amore) | dicembre 2018

Martedì 18 dicembre 2018 ore 10.30 – Scuole medie superiori

Valter Malosti

MOLIÈRE / IL MISANTROPO (ovvero Il nevrotico in amore)

Regia e interpretazione Valter Malosti
Drammaturgia Fabrizio Sinisi
Con Valter Malosti, Anna Della Rosa, Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Roberta Lanave, Paolo Giangrasso, Matteo Baiardi, Marcello Spinetta
Coproduzione TPE – Teatro Piemonte EuropaCentro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano | LuganoInScena

LA RAPPRESENTAZIONE SARÁ PRECEDUTA DA UN INTERVENTO INTRODUTTIVO DELLA PROFESSORESSA FRANCESCA PONGIGLIONE DELLA FACOLTÁ DI FILOSOFIA DELL’UNIVERSITÁ VITA-SALUTE SAN RAFFAELE, CHE OFFRIRÁ UNA CHIAVE DI LETTURA PER L’INTERPRETAZIONE DELLO SPETTACOLO.

Durata: 95 minuti

Nel 1666 Molière debutta con il suo Misantropo: una commedia amara e filosofica, anomala e profetica, secondo molti il suo capolavoro – «un classico del Novecento», sostiene Cesare Garboli, «scritto tre secoli fa». Il misantropo è infatti un testo totalmente “al presente”, violento, potente, perturbante. Una commedia tragica, venata di una forma di umorismo instabile e pericolante, che porta in sé, appena al di sotto della superficie comica, le vive ferite e il prezzo altissimo costato al suo autore: in essa emergono le nevrosi, i tradimenti, i dolori di un personaggio capace di trasformare tutto il proprio disagio e la propria rabbia in una formidabile macchina filosofica, esistenziale e politica, che interroga e distrugge qualunque cosa incontri nel suo percorso. Ma questo capolavoro è allo stesso tempo anche il dramma di un essere inadeguato alla realtà, l’allucinata tragedia di un uomo ridicolo, che si scontra con un femminile complesso e modernissimo, rappresentato come un prisma dalle tre figure di donna presenti nel testo, una sorta di misteriosa trinità. Alla luce dell’equilibrio fra tradizione e sperimentazione, Valter Malosti torna ad affrontare Molière, tentando di contenerne le due anime e proponendo al pubblico un Misantropo del tutto inedito e diverso. Nel costruire insieme al regista la lingua di questo nuovo Misantropo, il giovane autore Fabrizio Sinisi si confronta con alcuni grandi autori del Novecento, soprattutto Thomas Bernhard. Il testo classico viene qui messo a reazione con un altro grande capolavoro molieriano: quel Don Giovanni di cui il Misantropo diventa la tavola rovesciata e complementare, l’immaginario prologo della dissoluzione: Alceste e Don Giovanni diventano i due volti di una lotta totale e disperata contro l’ipocrisia e il compromesso su cui è costruita la civiltà. Lo spettacolo viene a proporsi quindi come un lucido saggio sul desiderio e l’impossibilità di esaudirlo, sul conflitto tra uomo e donna, uomo e società, uomo e cosmo. Il rapporto di Alceste e Célimène diventa quindi un violentissimo agone, una resa dei conti la cui posta in gioco è – per citare proprio Lacan – la Verità come “ciò che sempre resiste all’intelligenza”.

PROPOSTA DI RIFLESSIONE
Alceste, protagonista del Misantropo di Molière, nella sua scelta di dire ciò che pensa senza nessuna remora e nessun calcolo, si muove in modo molto differente rispetto a tutti gli altri personaggi che preferiscono nascondere il proprio pensiero: quanto perbenismo e opportunismo si trova nella società del Seicento! Certo che Alceste si mostra spietatamente sincero verso gli altri ma inganna se stesso nel suo amore per la giovane vedova Celimene, a cui continua ad aspirare nonostante l’evidenza di scarsa fedeltà. Molière in quest’opera riprende l’idea del misantropo che aveva avuto interessanti precedenti nella letteratura greca e latina. In età ellenistica Menadro scrisse il Dyskolos (Misantropo) in cui il protagonista Cnemone vive scontroso e isolato dal resto del mondo; nel II secolo a.C. nel mondo romano, Terenzio scrisse l’Heautontimorumenos (Il punitore di se stesso) in cui Menedemo si costringe a lavorare i campi e si mostra astioso con tutti come forma di autopunizione per aver impedito il matrimonio del figlio e averlo così spinto a partire in guerra mercenario. Rispetto ai modelli classici, Alceste non ha assunto il suo atteggiamento in conseguenza di qualche situazione particolare e, soprattutto, non cambia nel corso della vicenda, anzi porta alle estreme conseguenze la sua critica alla società fino a distaccarsene.

PROPOSTA DI LETTURA
Giacomo Leopardi venne accusato spesso di essere un misantropo, tuttavia egli stesso prende le distanze da questo atteggiamento, quando afferma nello Zibaldone (4428) che «la mia filosofia non solo non è conducente alla misantropia come può parere a chi la guarda superficialmente, e come molti l’accusano; ma di sua natura esclude la misantropia, di sua natura tende a sanare, a spegnere quel malumore, quell’odio, non sistematico, ma pur vero odio, che tanti e tanti […] portano cordialmente a’ loro simili, sia abitualmente, sia in occasioni particolari, a causa del male che, giustamente o ingiustamente, essi, come tutti gli altri, ricevono dagli altri uomini. La mia filosofia fa rea d’ogni cosa la natura, e discolpando gli uomini totalmente, rivolge l’odio, se non altro il lamento, a principio più alto, all’origine vera de’ mali de’ viventi». Ad integrazione di tale concetto, puoi leggere L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita di Alessandro D’Avenia. Si può, alla luce delle letture proposte, secondo te, definire Leopardi un “misantropo”?

PROPOSTA DI CONFRONTO
Ricerca su internet il dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio del 1568 intitolato Il misantropo e conservato al Museo di Capodimonte a Napoli. Come viene rappresentato questo tipo umano? Quali simboli lo descrivono? Proponi una tua interpretazione dell’immagine.

Per informazioni e prenotazioni:
Ufficio Promozione Scuole e Gruppi
Coordinatore: prof. Luigi Stippelli
Referente: Clarissa Egle Mambrini
tel. 02 55181362 – 02 55181377
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Materiale didattico – Comunicazioni agli insegnanti