Recite scolastiche | IL GABBIANO | febbraio 2019

Venerdì 8 febbraio 2019 ore 10.30 – Scuole medie superiori

IL GABBIANO

di Anton ČechovVersione italiana Danilo Macrì
Con (in ordine alfabetico) Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Elsa Bossi, Eva CambialeAndrea Nicolini, Elisabetta Pozzi, Stefano Santospago, Francesco Sferrazza Papa, Kabir Tavani, Federico Vanni
Regia Marco Sciaccaluga

Produzione Teatro Nazionale di Genova

Durata: 150 minuti + intervallo

LA RAPPRESENTAZIONE SARÁ PRECEDUTA DA UN INTERVENTO INTRODUTTIVO DELLA PROFESSORESSA CATERINA PICCIONE DELLA FACOLTÁ DI FILOSOFIA DELL’UNIVERSITÁ VITA-SALUTE SAN RAFFAELE, CHE OFFRIRÁ UNA CHIAVE DI LETTURA PER L’INTERPRETAZIONE DELLO SPETTACOLO.

Il gabbiano di Čechov è un classico del teatro moderno, uno dei testi teatrali più noti di sempre, capace di parlare con linguaggio attuale a tutte le generazioni: ai giovani vittime del loro dolore esistenziale e agli adulti che stentano ad accettare il trascorrere degli anni. Ritratto “dal vivo” di un’umanità autentica e vera, per la prima volta in Italia Il gabbiano viene rappresentato nella versione del 1895, quella precedente alla censura zarista.

I personaggi della giovane Nina, del tormentato Konstantin, di sua madre Irina Arkadina, celebre attrice, e del suo amante, lo scrittore Trigorin, sono stati portati sui palcoscenici di tutto il mondo dai maggiori attori di teatro e messi in scena dai più celebri registi. Il titolo dell’opera viene da un accostamento simbolico: come l’ignara felicità di un gabbiano, in volo sulle acque di un lago, viene stroncata dall’oziosa indifferenza di un cacciatore, così accade alla sorte di Nina.

Primo dei quattro capolavori che Čechov scrisse per il palcoscenico, Il gabbiano è un dramma delle illusioni perdute e una profonda riflessione su Arte e Vita: nelle angosce, nei turbamenti, nelle sconfitte dei suoi protagonisti, c’è tutta la complessità dell’uomo moderno.

PROPOSTA DI RIFLESSIONE
Molteplici sono i temi che Čechov sviluppa ne Il gabbiano: lo scontro generazionale fra giovani e adulti, il suicidio, l’artista della tradizione e le nuove sperimentazioni teatrali, il senso dell’arte e dello scrivere. Quasi anticipando il destino della prima dell’opera, avvenuta il 17 ottobre 1896 presso il Teatro Aleksandrinskij di Pietroburgo, il personaggio di Trigorin afferma: «Io avevo paura del pubblico, mi terrorizzava, e quando andava in scena qualche mio nuovo lavoro, ero ogni volta convinto che metà del pubblico fosse ostile, l’altra metà del tutto indifferente». Čechov sarà infatti costretto per le proteste del pubblico ad abbandonare la platea e a seguire gli ultimi atti dietro le quinte. Due anni dopo però Il gabbiano otterrà un trionfo nella messa in scena del regista Konstantin Sergeevič Stanislavskij. La rappresentazione può offrire occasione per un percorso sulla rivoluzione del teatro europeo di fine Ottocento e inizio Novecento, con il contributo dato da registi come lo stesso Stanislavkij o l’austriaco Max Reinhardt o il francese Jacques Copeau, oppure con le nuove forme di teatro che si affacceranno ad inizio Novecento ad opera di Antonin Artaud e Bertolt Brecht.

PROPOSTA DI SCRITTURA
Commenta la seguente poesia di Vincenzo Cardarelli (1887-1959), in cui il poeta ricorre all’immagine del gabbiano per descrivere la sua condizione di vita. Ritieni che possa valere anche per il personaggio di Nina?

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro

com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

(Vincenzo Cardarelli, Gabbiani, in Poesie, Mondadori, 1962)

 

Il gabbiano | Teatro Carcano

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