Per Sergio 17-04-2020 / 17-04-2021

Non riesco a non pensare in questi giorni a cosa resta di un uomo. Non certamente il corpo, che per fortuna torna alla natura. Ma i suoi pensieri più nascosti,  le sue passioni segrete, le sue sofferenze,  i suoi amori, il sapere lentamente accumulato, le capacità affinate in un’intera esistenza, tutto questo scompare in un attimo e non è più recuperabile da nessuno. L’unica cosa che sopravvive è quello che riusciamo a trasmettere agli altri, altrimenti tutto si perde nel nulla e non contribuisce  a quella cosa che chiamiamo civiltà.

Per alcuni saranno gli affetti familiari, per altri una professione lungamente esercitata, per altri ancora una poesia, una musica, una pittura, un edificio, qualcosa che venendo usata da altri perpetua il ricordo di chi ha saputo donare. Del teatro rimangono le emozioni condivise, che come in tutte le culture orali passano da persona a persona, si amplificano come le onde del mare e si tramandano nel tempo. Sembra poco ma non è poco.
Questo pensiero di un anno fa era dedicato a Sergio Fantoni, che ci aveva improvvisamente lasciato, ma può valere per tutti noi e implica un importante dovere, il dovere della memoria. Sergio, costruendo la sua  vita, ha costruito anche un ponte verso gli altri, che in lui hanno riconosciuto qualità desiderabili per tutti ma che non tutti  riescono a possedere. Noi che siamo stati  suoi compagni di lavoro, suoi amici e familiari, coltiviamo l’ambizione di non disperdere le sue tracce e di lasciare un segnale che permetta  di raccontare in futuro la sua esperienza di vita in modo più organizzato.

Oggi, per sottolineare il suo lavoro e la sua memoria, abbiamo pensato che sarebbe bello far sentire in modi e momenti diversi la sua voce, quella voce che al Carcano il pubblico non ha potuto mai gustare e che pure è stata uno degli strumenti più preziosi del suo essere attore.

A questo aggiungiamo uno scritto originale di Sergio Fantoni dedicato alle tante facce di un attore, dal sito sergiofantoni.it