Stagione teatrale 2022-23 | Sarà perché #iodondolo

 “Dear Prudence, Won’t you come out to play?”

Da quando faccio teatro, il fatto che in diverse lingue (inglese e francese, per citare quelle a noi più usuali, ma non sono le sole) si usi lo stesso verbo per dire “giocare” e “recitare” (to play, jouer) mi è sempre sembrato un piccolo miracolo di esattezza e di poesia.
Così, pensando alla prossima stagione di questo nostro teatro, mi è tornato in mente proprio l’attacco di uno dei tanti straordinari pezzi dei Beatles che stanno dentro quel capolavoro assoluto che è il doppio album bianco: perché c’è l’invito a “uscire a giocare” (a recitare, a suonare) e perché la ragazza (che forse è la stessa che guarda lontano dal ramo di un albero o di un dondolo, e chissà cosa vede) si chiama Prudence. Prudenza come nome proprio da noi è decisamente inconsueto, ma di prudenza come sostantivo femminile singolare, beh, ne abbiamo frequentata, auspicata, praticata parecchia in questi mesi. E abbiamo fatto benissimo, sia chiaro.
Ma adesso ci meritiamo che qualcuno ci inviti fuori a giocare col teatro, ci incanti con proposte nuove e magari inconsuete, ci ricordi che ogni spettacolo dal vivo è un’esperienza unica e irripetibile.
Insomma, venite a giocare da noi, con noi. Vi aspettiamo.

Lella Costa

 

“The worker must have bread but she must have roses, too”

Questa frase fu pronunciata per la prima volta da Rose Schneiderman, attivista e dirigente sindacale, nel 1912, durante il famoso sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori di un’industria tessile a Lawrence (Massachusetts). Ispirò da allora poesie, film e note canzoni.
È la voce di una donna che si fa sentire, forte e chiara: non c’è gioia senza bellezza, non c’è soddisfazione o parità o bontà che basti senza l’amore.
Si tratta di avere cura del corpo ma anche dell’anima.
Il teatro, quello che ci piace, si offre come cibo per lo spirito, nutrimento della relazione tra gli esseri umani, costruzione di una socialità che sappia educarci ai valori dell’accoglienza, del rispetto, della pace tra i popoli.
Un teatro che ci nutre di memorie, di incontri, di sorprese, di storie, di emozioni, di visioni e, perché no, di dubbi. Quei dubbi che ci aiutano a crescere, quei dubbi che illuminano nuovi cammini.
Viviamo in un’epoca brutale, dove al suono di bombe e mitragliatrici si aggiunge il suono vorticoso e affannato di esistenze in perpetua prestazione. La rivoluzione digitale accorcia il tempo e deforma lo spazio, crea dei vuoti in cui i corpi rischiano di perdersi, gli sguardi si annebbiano, le mani si contraggono e le lingue urlano.
Ecco perché il teatro oggi è quanto mai importante. In teatro lo spazio ed il tempo stanno al loro posto, nel susseguirsi di istanti condivisi.
Condividere un’esperienza e continuare a farlo, giorno dopo giorno, apertura di sipario dopo apertura, nella straordinaria meraviglia della durata.

Serena Sinigaglia

LA NUOVA STAGIONE
2022/2023

“Un sorso di vita…un grammo di cielo” 
Emily Dickinson

“Ma sedendo e mirando…” 
Giacomo Leopardi

Il sentimento che ci guida si incarna nello spettacolo che vede di nuovo insieme Lella Costa e Serena Sinigaglia dopo il successo di Se non posso ballare, non è la mia rivoluzione.
La scelta è ricaduta sul capolavoro di Kent Haruf Le nostre anime di notte. Accanto a Lella Costa, Elia Schilton. Addie e Louis, in là con gli anni ed entrambi vedovi, si incontrano la notte, semplicemente per parlare. Ci è parsa la migliore risposta alla brutalità dei tempi, a questa percezione violenta di asfissia che ci circonda. È un romanzo delicato, profondo, che rinfranca l’anima. Un balsamo che sa di rinascita, di rigenerazione.
Cullati dal dolce dondolio delle possibilità e dalla mite affermazione del valore dell’esistenza, addentriamoci nella nuova stagione.

I classici

Calvino diceva “Un classico non può esserti indifferente e ti aiuta a definire te stesso in rapporto o magari in contrasto con esso”. Un teatro storico come il nostro deve proporre i grandi classici, in quell’oscillazione vitale tra il passato e il presente. Sì, perché ognuna di queste grandi produzioni porta con sé una scelta nel presente, nell’ “innominabile attuale”, direbbe Calasso.
Il Sogno di una notte di mezza estate (produzione Carcano con Lac Lugano Arte e Cultura, Centro Teatrale Bresciano e Teatro Stabile di Verona) vede impegnata sul palco una compagnia di giovanissimi attori, guidati dalla mano sapiente di Andrea Chiodi. L’Otello, per la regia di Andrea Baracco, presenta un cast tutto al femminile, ribaltando così la tradizione shakespeariana; I due gemelli veneziani, per la regia di Walter Malosti, oltre ad offrire la presenza di un grande cast (Foschi, Petris, Nigrelli), ci regala un allestimento inaspettato che porta la firma di ben due premi Ubu (Bovey, scene e luci e Sbicca, costumi). Supplici da Euripide, segna il ritorno ai classici di ATIR, per la regia di Serena Sinigaglia: un cast di sette grandi attrici per un testo che si interroga sul perché delle guerre e sulla fragilità delle democrazie moderne. E ancora Gilgamesh, il più antico poema sui misteri della conoscenza e della sapienza di una delle civiltà più evolute a noi conosciute, quella dei Sumeri, narrato da Luigi Lo Cascio, Vincenzo Pirrotta e Giovanni Calcagno.

Larte aedica dei grandi attori-narratori

Siamo felici di ospitare due artisti che sono tra i più importanti affabulatori del teatro italiano: Giuliana Musso con Dentro. Una storia vera, se volete e Mario Perrotta col suo s/Calvino o della libertà. Musso, dopo un’indagine diretta, si cimenta con il tema dell’abuso e della violenza sessuale nel nucleo famigliare; Perrotta, in occasione del centesimo anno dalla nascita di Italo Calvino, viaggia all’interno delle opere e della vita di uno tra i più grandi intellettuali italiani del Secolo breve.
Con l’arte nobile del narrare si cimentano in questa stagione anche: Fabio Troiano affrontando il pensiero meravigliosamente complesso di Giorgio Gaber ne Il Dio bambino (regia di Giorgio Gallione); Sergio Rubini, che ha scritto un monologo, Ristrutturazione, per raccontare le piccole catastrofi del quotidiano; Andrea Pennacchi noto come il Pojana, portavoce dei disagi dei lavoratori del nordest italiano in Pojana e i suoi fratelli; Tullio Solenghi, interprete dell’elegante ironia di Woody Allen in Dio è morto e neanch’io mi sento tanto bene.

La drammaturgia contemporanea

Tanta, portatrice di senso nuovo, di punti di vista obliqui, della necessità del dubbio e del bisogno di guardarsi attorno per sapere andare oltre. Accade nella rilettura dei vangeli apocrifi de La Buona Novella con Neri Marcorè che Giorgio Gallione, da sempre in perfetta sintonia con quel poeta fragile che è stato De Andrè, riporta in scena in una nuova edizione (produzione Carcano, Marche Teatro, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile della Toscana); in Cosa Nostra spiegata ai bambini, con Ottavia Piccolo impegnata, nei panni di Elda Pucci, a dare forma e struttura a un teatro necessario, civile, in cui il racconto dell’etica passa attraverso le parole, i timbri e le azioni di coloro che spesso non hanno voce (drammaturgia di Stefano Massini, produzione Carcano, Officine della Cultura, Argot). Nel bel testo di Johnna Adams Il nodo, interpretato da Ambra Angiolini e Arianna Scommegna che Serena Sinigaglia, regista, ha voluto portare al Carcano in occasione dell’8 marzo per parlare dell’importanza cruciale delle donne nei rapporti con gli adolescenti. Nelle serate di stand up femminile ideate da Serena Dandini che pur divertendo il pubblico mettono il dito nelle molte piaghe del modo in cui le donne continuano ad essere percepite.
E anche in altri due spettacoli contemporanei che ci piace considerare “classici”: Oylem Goylem di Moni Ovadia, che festeggia il suo ventesimo anniversario, e L’attesa di Remo Binosi per la regia di Michela Cescon. Ricordiamo con gratitudine l’allestimento di Cristina Pezzoli che fece conoscere l’autore veronese al grande pubblico, ventitré anni fa, e che ora vede in scena insieme per la prima volta due attrici molto amate quali Anna Foglietta e Paola Minaccioni.

La danza e il circo

Festeggiamo il Capodanno con la pluripremiata Compañía de Circo “eia”, una delle compagnie di riferimento del panorama del Circo Contemporaneo spagnolo ed europeo che presenterà il suo NUYE, un’esplorazione delle dinamiche di coppia. Questa ospitalità prestigiosa è stata resa possibile dalla partnership con il circuito CLAPS, Circuito ministeriale multidisciplinare per la Lombardia, che organizza spettacoli, festival, stagioni e rassegne di teatro, danza, circo contemporaneo e musica in tutta la regione e l’Institut Ramon Llull (Catalogna).
L’ingresso della stagione nel nuovo anno sarà con RBR Illusionisti della Danza, diretti da Cristiano Fagioli. Nel Canova svelato si celebreranno i duecento anni dalla morte del grande artista del Neoclassicismo in scultura con uno spettacolo ricco di soluzioni scenotecniche entusiasmanti. Noche de Baile y Danza della Compañía Larreal di Madrid festeggerà invece la chiusura di stagione: uno spettacolo che coniuga il ritmo tradizionale della danza bolera con le coreografie da alcuni dei maggiori coreografi contemporanei come Nacho Duato, Goyo Montero e Kristian Cellini.

Gli appuntamenti speciali e i progetti di arte partecipata

L’identità di un teatro non si costruisce attraverso gli spettacoli prodotti o ospitati. Gli spettacoli sono la punta dell’iceberg di un lavoro fatto di relazione con la città.
Occorre che gli artisti escano dal teatro, vadano in strada, ascoltino i bisogni e le paure delle persone. Occorre costruire comunità capaci di riconoscersi in quel luogo laico di confronto e scambio che è il teatro. Un lavoro dal basso che lentamente, ma in maniera inesorabile e solida, costruisce un pubblico consapevole e partecipe, quel pubblico di cittadini che è, in fondo, l’anima vera del teatro.
Davide Palla, giovane eppur storico collaboratore del Carcano, presenta una restituzione del suo percorso nei bar della città: Shakespeare da bar, in cui, come un pifferaio magico, porterà in teatro il pubblico più vario in attesa che la stagione cominci; Eroine da Bar, un progetto legato al tema del punto di vista femminile.
ATIR, in collaborazione col Carcano, dopo il successo di Odissea, storia di un ritorno, avvia un importante quanto imponente percorso triennale ispirato all’opera del Bertolazzi El nost Milan, un classico del teatro milanese, che debuttò a fine ‘800 proprio al Carcano. Il progetto è diviso in tre parti: La povera gente, parte prima (dicembre ’22), “Gli sciori” – La ricchezza, parte seconda (dicembre ’23), El Nost Milan, parte terza (dicembre ‘24). Si tratta di 14 laboratori integrati sparsi in 7 municipi della città, più di 150 cittadini coinvolti, più di 60 tra formatori, educattori, studenti, organizzatori, drammaturghi.
Attraverso un’indagine sul campo nei luoghi della povertà oggi a Milano (e grazie all’aiuto di un team di drammaturghi capitanati da Tindaro Granata) lo spettacolo sarà cucito e diretto da Serena Sinigaglia e guidato sul palco da Lella Costa. Con Granata prosegue anche la felice collaborazione sul progetto Situazione Drammatica: giovani drammaturghi condividono la lettura del copione con gli spettatori.
La collaborazione con ATIR prosegue anche su altri importanti aspetti quale l’organizzazione e la gestione di progetti formativi per attori, prevista per l’8 marzo, pensata come giornata di festa partecipata (culminante nello spettacolo Il Nodo di cui Scommegna, nuova direttrice artistica di ATIR, è coprotagonista) e il progetto progressivo di animazione del foyer.

Follow the Monday

Accolti con grande favore dal pubblico, ritornano i lunedì per pensare e dialogare: i Follow the Monday, una versione tutta targata Carcano dell’antico simposio.
Apriamo ancora con Roberto Saviano e chiudiamo con Michela Murgia e Chiara Valerio. In mezzo le lectio storiche di Paolo Colombo, la geopolitica di Federico Rampini, gli appelli di Alessandro D’Avenia che chiamano in causa i temi emersi nel mese; le esortazioni di Beppe Severgnini; le riflessioni sulla commemorazione della marcia su Roma di Aldo Cazzullo e Moni Ovadia; il testo letterario in scena di Daniel Pennac; storie di uomini e piante senza confini di Matteo Caccia e Stefano Mancuso; le lezioni di meraviglia dei Tlon con Murubutu e Barbascura X; l’etica per giorni difficili spiegata da Vito Mancuso; le canzoni rievocate da Ernesto Assante e i suoi ospiti; i libri che rovinano e salvano la vita di Daria Bignardi; l’America di Francesco Costa; la poesia purissima di Mariangela Gualtieri; il viaggio onirico tra cinema, inconscio e neuroscienze condotto da Vittorio Lingiardi. Si avvicenderanno di lunedì in lunedì, proponendoci riflessioni e idee che contribuiscono ad orientarci in questi nostri tempi bizzarri.
I Follow The Monday si compongono anche di un esperimento molto delicato e tutto da costruire, con Silvia Gallerano e un gruppo di attrici, dal titolo Svelarsi. Non uno spettacolo, piuttosto un laboratorio a cui le donne potranno iscriversi per partecipare ad un’esperienza, o ad un’osservazione di soli corpi femminili. Dietro le parole che coprono e proteggono i corpi, ci sono i corpi stessi, così come li guardiamo allo specchio quando ci svegliamo, prima di camuffarli per camminare in mezzo agli altri. In questo esperimento le attrici si spogliano proprio. I pezzi li mostrano tutti. Smontano la persona per vedere che è composta dagli stessi pezzi che compongono tutti noi. Per arrivare ad assemblare quelli giusti, per trovargli collocazione, per dargli visione.

Note del martedì

Il Carcano fu costruito ai primi dell’Ottocento e subito si impose come alternativa privata alla Scala. Per sfuggire alla censura austriaca i grandi compositori d’opera scelsero di esibirsi sul palco del Carcano. Donizetti, Bellini, solo per citarne alcuni. In omaggio a questa gloriosa tradizione, Lella Costa e Francesco Micheli presentano la nuova sezione Note del martedì con le conversazioni d’opera Per caso, per sbaglio, per amore: Eroine all’Opera. Un’occasione per chi è esperto di godere delle note e delle vite dei compositori che hanno reso l’opera un linguaggio universale e per chi, invece, non se ne intende, un’ottima occasione per conoscerne il valore e l’importanza.
Alle Note del martedì si aggiungono altri tre appuntamenti, tre viaggi che intrecciano la prosa alla musica: Peppe Servillo legge Il resto della settimana di Maurizio De Giovanni accompagnato da Maurizio Califano; Sonia Bergamasco, in occasione dei 250 anni dai viaggi di Mozart in Italia, nell’ambito delle giornate FAI di primavera, prende la voce di Paolina Leopardi che racconta Mozart accompagnata al piano dal maestro Scolastra; Paolo Calabresi legge il capolavoro di Nabokov Lolita con l’accompagnamento musicale di Violetta Zironi.

Le produzioni del Carcano
Come emerge con chiarezza, le nostre produzioni e coproduzioni si inseriscono in maniera organica nello spirito e nelle caratteristiche della stagione. Sono anima e poetica della stagione.
In quanto centro di produzione, però, abbiamo voluto anche avviare progetti adatti ad altre dimensioni di sala al fine di promuovere giovanissimi artisti e testi contemporanei inediti.
Queste piccole produzioni sono parte integrante e rilevante del lavoro di costruzione identitaria che stiamo facendo e che continueremo a fare.
Cominciamo con Appunti per un testo sulla fine del mondo di Davide Pascarella, autore e regista di 24 anni. Pascarella ci ha colpito per la passione e l’unicità della sua visione. Il suo Appunti racconta di un universo distopico, tanto simile al nostro, dove l’umanità si batte per cercare ancora un senso per cui valga la pena vivere. Accompagnare Davide nei suoi primi passi da autore e regista ci è sembrata la cosa giusta da fare, parte integrante dei “doveri” a cui un centro di produzione deve assolvere. Aiutare e far crescere le nuove generazioni, costruire una squadra di artisti che condivida visioni e prospettive.
Citiamo poi The Sound Inside di Adam Rapp per la regia di Serena Sinigaglia, tradotto da Monica Capuani, con Marina Sorrenti e Alessio Zigulia (Premio Hystrio ’21), coproduzione con il Campania Teatro Festival ’22. Si tratta di un testo americano di straordinaria forza, inedito in Italia. Una storia che racconta la magia dell’esistenza, la possibilità della salvezza, della rinascita, la forza delle parole e della letteratura. Una professoressa di scrittura creativa di Yale e un suo studente, lei malata di tumore, lui malato di solitudine. Il loro incontro li cambierà per sempre.

Il fantasma del teatro

La prossima stagione tornerà ancora ad aggirarsi per il teatro VERONICA (dentro al Carcano, in pè!) che condurrà ad una visita itinerante con spettacolo attraversando le tappe fondamentali della storia del Carcano, che coincidono con quelle della città e dell’Italia tutta. Raccolto in piccoli gruppi, il pubblico accederà a luoghi solitamente nascosti ai suoi occhi – i camerini, il retropalco, i sotterranei – che pullulano di aneddoti sui più grandi nomi del teatro e della storia, rivivendo ciò che è avvenuto su quel glorioso palco. A fare da guida, la giovane Veronica – impersonata in alternanza dalle attrici Virginia Zini e Marika Pensa dirette da Omar Nedjari – un nome che riporta naturalmente a quella canzone in cui la evocava Enzo Jannacci citando “al Carcano, in pè”. Una guida spiritosa e irriverente, che prenderà il pubblico a braccetto per mostrare l’altra faccia del teatro… il SUO teatro. Lo spettacolo è una coproduzione tra il Teatro Carcano e ATIR.

Conclusione

La seconda stagione da noi gestita si profila, dunque, in continuità con quella precedente. Quattro principi cardine che, col tempo, andranno a definire in maniera organica e fluida l’identità del Nuovo Carcano: la centralità dell’universo femminile, l’attenzione ai temi più urgenti della contemporaneità, la posizione trasversale e dialettica nelle scelte e nei punti di vista, la partecipazione diretta ovvero la costruzione di un’ampia comunità di riferimento.
Niente strappi col passato, coi grandi maestri che ci hanno preceduti, uno fra tutti Sergio Fantoni, e al contempo uno sguardo attento al futuro, ai cambiamenti in atto, in difesa dei valori più sacri dell’umanesimo.
La scorsa stagione, pur nella difficoltà di ricominciare dopo due anni di pandemia, ci ha regalato molte soddisfazioni: 230 alzate di sipario, 140 mila spettatori con una media di 600 persone a sera.
Crediamo nella complementarità, non nella competizione. Su milioni di abitanti l’obiettivo è raggiungerne di nuovi, accudendo i fedelissimi che sono di fatto compagni indispensabili per la nostra avventura.
Guardiamo al Carcano come ad un teatro capace di inserirsi con agilità tra le pieghe del nostro tempo senza rimanerne incastrato.
Un attento oscillare tra punti di vista diversi per poi scegliere, sempre, il dialogo.

Lella Costa e Serena Sinigaglia direzione artistica

Mariangela Pitturru programmazione e coordinamento artistico

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