SMETTIAMO DI CHIEDERE LA CARITÀ

Il comunicato di ERT sul taglio subito da una delle maggiori istituzioni teatrali del paese ci vede totalmente solidali e partecipi, non solo  perché noi del Teatro Carcano ci troviamo nella stessa situazione, ma perché  c’è un problema a monte che riguarda forse pochi soggetti ma coinvolge la liceità di tutto il sistema:
“Posto che il criterio su cui si regge l’attuale sistema di distribuzione del FUS dovrebbe essere di carattere competitivo – e conseguentemente meritocratico – difficile riuscire a giustificare il taglio patito da una struttura di cui si riconosce l’eccellenza quali-quantitativa mentre altri soggetti con punteggi inferiori vedono aumentare il proprio finanziamento”.

La responsabilità del problema viene solitamente attribuita all’algoritmo “i cui parametri (citiamo)  vanno oltre la mera valutazione della qualità indicizzata e della dimensione quantitativa che insieme al punteggio attribuito dalla commissione si sommano in un indicazione numerica che a sua volta non stabilisce un valore assoluto. Infatti tali valori, pur contribuendo alla definizione dell’entità del contributo, sottostanno a loro volta a una valutazione comparativa regolata dalla formula matematica espressa nel DM del primo luglio 2014 e successive modificazioni”. 

D’accordo, si dice, l’algoritmo è imperfetto e produce significative  distorsioni, per adesso ce lo teniamo e nel prossimo triennio vedremo di perfezionarlo o di stabilire dei correttivi. Ma quello che non si dice è che l’attuale sistema è stato un tentativo di modernizzare il criterio dell’elemosina di stato: tu teatro produci, programmi  e cresci a tuo rischio e io stato vedrò quando e come darti l’obolo che ti permette di sopravvivere. Nessuna azienda seria accetterebbe di vivere e lavorare in simili condizioni, con un quarto o un terzo del proprio bilancio appeso a un esame dai contorni incerti; i teatranti sì, perché sono un popolo fragile e abituato da sempre a vivere di elemosina e non di responsabilità certe e condivise. 

Non si tratta quindi di elevare l’ennesima protesta per trovare l’ennesima toppa: si tratta di chiedere alla nostra società se intende supportare seriamente il proprio sistema teatrale o semplicemente sopportarlo, facendolo vivere di  stenti e augurandosi che possa morire di inedia. Le dimissioni di Angelo Pastore dalla direzione del Teatro di Genova hanno avuto questo significato ma non hanno ottenuto l’effetto di aprire un serio dibattito sulla questione: ci sono gli strumenti, ci sono le volontà per fare diversamente? E’ possibile fare maggiori investimenti sulla base di accordi programmatici seri tra istituzioni teatrali e istituzioni pubbliche?

Se ci sono le energie e le volontà per rovesciare concettualmente il sistema, che non ha bisogno di una patina di modernità ma di sostanziale coerenza e chiarezza, questo è il momento per intervenire; altrimenti è meglio seguire l’esempio di Pastore e fare altro. Il teatro non è tutto.

Teatro Carcano Centro d'Arte Contemporanea | Milano