Una pura formalita’

di:
Giuseppe Tornatore
regia:
Glauco Mauri
interpreti principali:
Glauco Mauri
Roberto Sturno

con
Giuseppe Nitti
Amedeo D’Amico
Paolo Benvenuto Vezzoso

scene di Giuliano Spinelli
costumi di Irene Monti
musiche di Germano Mazzocchetti

Produzione Compagnia Mauri Sturno

Una squallida stanza di uno squallido Commissariato di Polizia. Si direbbe facile, in fondo, una stanza è una stanza. Ma c’è qualcosa di inquietante: tutto è sbilenco, una prospettiva irregolare, libri e faldoni ingrigiti dagli anni, sui muri misteriosi graffiti e un orologio senza lancette … come se il tempo si fosse fermato.

Quando il film di Giuseppe Tornatore uscì nel 1994, interpreti Gerard Depardieu, Roman Polansky e un giovanissimo Sergio Rubini, fu accolto, per la sua inquietante novità, con una certa difficoltà da parte della critica. Oggi è considerato uno dei suoi film più belli in assoluto (lo stesso autore ne è convinto), un “piccolo capolavoro”.

Nelle parole di Glauco Mauri “l’intensità del racconto, il suo ritmo, illuminato da emozionanti colpi di scena, una razionale e al tempo stesso commossa visione della vita, mi hanno spinto, in pieno accordo con Tornatore, ad una libera versione teatrale. Già il film ha una sua struttura sospesa fra cinema e teatro e questo mi ha molto aiutato nel lavoro. E come negli “incontri” fortunati, la storia così magnificamente raccontata nel film, ha fatto germogliare in me emozioni inaspettate che diventavano sempre più mie.

Un’opera tanto più è valida quanto più dona a un interprete la possibilità di scoprire sfumature umane e poetiche in essa nascoste. Ho cercato di far rivivere tutta la forza drammatica della sceneggiatura modificandone quelle parti che si presentavano con dei connotati troppo cinematografici, preservandone al tempo stesso quell’intensità che dall’inizio ci avvolge nel suo misterioso intreccio. Il racconto rimane oscuro fino al suo sconvolgente epilogo dove i pezzi lacerati di una vita si compongono in una serenità inaspettata e commovente: un capovolgimento radicale di quello che sembrava un giallo.

Un delitto è stato commesso e ne viene accusato un celebre scrittore, Onoff.

Ma, pur con la tipica atmosfera di un thriller, Una pura formalità è un viaggio alla scoperta di se stessi, di quella che è stata la propria vita.

“Gli uomini sono eternamente condannati a dimenticare le cose sgradevoli della loro vita; e più sono sgradevoli e prima si apprestano a dimenticarle”. Ecco quello che scrive in uno dei suoi romanzi Onoff che nella lunga notte di Una pura formalità cerca ansiosamente di ricordare… ricordare… cosa?

Un altro uomo aiuta Onoff in questa faticosa ricerca di un passato che si è voluto dimenticare: un inquietante commissario di polizia, un personaggio duro e ironico, comprensivo ma implacabile…

Non può non sovvenirmi il ricordo del grande Dostoevskij e il rapporto tra Porfirij e Raskolnikov in Delitto e Castigo.

Tutto si svolge in una sperduta stazione di Polizia. Ma lo è veramente? E dove si trova? E quelle strane persone al suo interno, sono poliziotti? Cosa aspettano?

La storia fa nascere numerosi interrogativi ed è pervasa di misteriosi perché. Il cinema ha le sue ricchezze espressive, il teatro ne ha altre che sono sue proprie. E su un palcoscenico, nel nostro caso, la parola assume un valore non solo di racconto ma anche di invito alla fantasia e alle domande. Domande necessarie all’uomo per aiutarlo a cercare di comprendere quel viaggio a volte stupendo e a volte terribile ma sempre affascinante che è la vita”.

Perchè vederlo?
Tema centrale dello spettacolo è la ricerca della memoria. Gli squarci che si aprono nella mente del protagonista durante il serrato interrogatorio in uno “strano” commissariato ricostruiscono il suo passato e risalgono alle sue origini con continui colpi di scena. Come in un thriller lo spettatore verrò condotto verso un epilogo sconvolgente e inaspettato.

Dicono dello spettacolo

dal Corriere della Sera – Franco Cordelli
Dal confronto con il film escono magnifici i due attori dello spettacolo. Mauri appare splendido per energia, per sottigliezza. Quasi ci costringe a ricrederci sulla plausibilità dell’ispettore del falso thriller. Sembra un vero ispettore.