ARANCIA MECCANICA

Da mercoledì 13 aprile
a domenica 24 aprile
2016

di Anthony Burgess

Con Daniele Russo, Sebastiano Gavasso, Alessio Piazza, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Paola Sambo, Bruno Tramice

Musiche Morgan

Scene Roberto Crea
Costumi Chiara Aversano

Regia Gabriele Russo

Produzione Fondazione Teatro di Napoli -Teatro Bellini di Napoli

Arancia meccanica al Carcano

Arancia meccanica rappresenta uno dei romanzi distopici meglio rappresentativi nel suo genere, non meno visionario e lungimirante di un altro classico come 1984 di Orwell, con cui, in modo non casuale, esistono diverse convergenze. A distanza di cinquantuno anni dalla prima pubblicazione del romanzo ci si rende conto di quanto Burgess avesse saputo guardare anche oltre il suo tempo, presagendo, attraverso la storia di Alex e dei suoi amici Drughi, una società sempre più incline al controllo delle coscienze e all’indottrinamento di un “pensiero unico”. Il film di Kubrick del 1971, ha saputo tradurre perfettamente il mondo descritto da Burgess, facendo della versione cinematografica di Arancia Meccanica un caposaldo della cinematografia di tutti i tempi. Un film che ha lasciato un segno tale da scoraggiare l’idea di una messinscena.

Tuttavia, quando ho letto l’adattamento che lo stesso Burgess ha elaborato a suo tempo per il teatro, sono rimasto sorpreso e coinvolto dalla sua completa autonomia drammaturgica.

Nella prima parte al linguaggio originale e caratterizzante dei quattro Drughi, si alternano canzoni in versi corredate di libretto e spartito scritto dallo stesso Burgess.

Trovando nella parte musicale uno degli elementi distintivi dell’opera, è stato naturale pensare ad un musicista fuori dagli schemi, prorompente ed originale, un musicista che in qualche modo somigliasse ad Arancia Meccanica, Marco Castoldi in arte Morgan.

Così come nel romanzo la storia viene raccontata in prima persona da Alex, il capo carismatico dei Drughi, nella messinscena tutto sarà vissuto come se ci trovassimo in un suo incubo. Ragion per cui, visioni, musiche, ritmo saranno scanditi dal sentire del protagonista.

Con Tommaso Spinelli abbiamo curato la traduzione del testo rimanendo fedeli il più possibile alle originarie intenzioni di Burgess. Il lavoro più duro ha riguardato la trasposizione del linguaggio dei Drughi, il Nadsat inventato dallo stesso autore, uno slang inglese con influenze russe.

Per non perdere lo straniamento oltre che la violenza che questa parlata ha il potere di trasmettere abbiamo lavorato sui singoli termini con attenzione scrupolosa, in qualche caso confrontandoci con la generazione dei nostri diciottenni, avvezza all’utilizzo di un linguaggio che crei identità.

La sottile linea di confine fra bene e male, il rapporto fra vittima e carnefice, la connessione fra la violenza del singolo individuo e quella della società saranno i temi che vorrò portare in evidenza.

Gabriele Russo

Stagione 2015-2016