Questa sera si recita a soggetto

di:
Luigi Pirandello
regia:
Ferdinando Ceriani
interpreti principali:
Mariano Rigillo
Anna Teresa Rossini
Giacinto Palmarini
Ruben Rigillo
Silvia Siravo
Carla Ferraro
Andrea Nicolini
Fabrizio Vona
Francesco Di Trio
Serena Marinelli
Federica Marchettini
Salvatore Rancatore
Simone Vaio
Eleonora Tiberia

Produzione Compagnia Molière e Teatro Quirino Vittorio Gassman
scene di Andrea Bianchi / Forlani
musiche di Alessandro Panatteri
costumi di Marta Crisolini Malatesta
disegno luci di Giovanna Venzi

Una grande struttura funambolica in perenne equilibrio tra illusione e verità che può riassumersi in questa esclamazione: “Tutto il teatro recita!”. Questa breve, lapidaria affermazione è una sintesi perfetta delle emozioni che si provano rileggendo l’opera: una prepotente dialettica di suoni, luci, colori, passioni elementari. Giovanni Macchia, in un suo saggio, non esita ad accostare l’opera ai mystères medievali o alle feste carnevalesche dove la realtà veniva sovvertita a favore di un nuovo ordine liberatorio. E, per certi versi, è ciò che avviene in questa commedia “dei conflitti” dove all’autore si sostituisce l’egemonia del regista, poi degli attori, poi del pubblico e infine dei personaggi stessi (in cerca di un autore?) che prendono il sopravvento.

E’ un trionfo dell’arte scenica che vede protagonisti non soltanto gli interpreti della vicenda ma anche le luci, i palchi, la platea, il sipario (Pirandello, nelle sue didascalie, lo muove continuamente, lo fa alzare e calare ad ogni scena, ad ogni interruzione; lo usa come spartifuoco tra pubblico e palcoscenico) e che si compie pienamente nel terzo atto dove, quasi per scommessa, l’autore riesce a commuoverci con una delle più tragiche e strazianti scene di teatro, anche se l’artificio teatrale viene preparato sotto i nostri occhi, nel momento stesso in cui gli attori stanno per divenire personaggi. Ci si accorge allora che forse la commedia è proprio questa, un gioco di equilibrismi su due tavoli da gioco: svelare la macchina dell’interpretazione e, contemporaneamente, esaltarne le potenzialità evocatrici (espressive?), un montare e smontare la macchina scenica, una sorta di “torneo a scacchi giocato da Diderot e Stanislawskij”, come suggeriva, con ironia, Giuseppe Patroni Griffi. E questo delicatissimo meccanismo scenico è anche figlio di quella Germania, di quella Berlino in cui viveva Pirandello. Siamo in piena Repubblica di Weimar, al centro della rivoluzione culturale dell’epoca, da dove è partito Gropius, la grande cinematografia tedesca, e in cui si affermano l’espressionismo e il teatro di Brecht e Weill. E queste annotazioni sono tutti tasselli di un mosaico più ampio che di nuovo porta a quel “Tutto il teatro recita!”, sintesi perfetta di una straordinaria macchina teatrale che, forse, non è altro che un potente affresco della vita, grottesca e drammatica.

Perchè vederlo?

Una grande struttura funambolica in perenne equilibrio tra illusione e realtà che è stata accostata ai mystéres medievali o alle feste carnevalesche dove la realtà viene sovvertita a favore di un nuovo ordine liberatorio. Una commedia “dei conflitti” dove all’autore si sostituisce l’egemonia del regista, poi degli attori, poi del pubblico e infine dei personaggi stessi che prendono il sopravvento. Un trionfo dell’arte scenica, un potente affresco della vita, grottesca e drammatica.

Dicono dello spettacolo

da recensito.net: Uno dei testi più dirompenti e cerebrali della produzione di Pirandello, datato 1930 ma ancora in grado di stravolgere lo spettatore con la potenza del paradosso (…) Uno spettacolo capace di profondissime suggestioni e momenti di grande commozione.