Otello

di:
William Shakespeare
regia:
Nanni Garella
interpreti principali:
Massimo Dapporto (Otello)
Maurizio Donadoni (Iago)


con

Angelica Leo (Desdemona, moglie del generale)
Federica Fabiani (Emilia, moglie dell’attendente)
Gabriele Tesauri (Montano, ex-governatore di Cipro)
Matteo Alì (Cassio, luogotenente del generale)
Jacopo Trebbi
 (Rodrigo, giovane ufficiale)

scene di Antonio Fiorentino
luci di Gigi Saccomandi
costumi di Claudia Pernigotti

traduzione e adattamento di Nanni Garella

Produzione Arena del Sole – Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna

in collaborazione con
63° Festival Shakespeariano dell’Estate Teatrale Veronese

Incontro con il pubblico: mercoledì 15 gennaio 2014 ore 17.30 – OTELLO: l’insidioso fascino dell’inganno e la falsa visibilità dell’apparenza nella guerra spietata dei sessi. Incontro a cura di Enrico Groppali, al quale parteciperanno Massimo Dapporto, Maurizio Donadoni e gli altri attori della compagnia.

Un avamposto militare in un territorio di occupazione, la Repubblica Veneta contro i Turchi, occidente contro oriente: una storia già vista, che ritorna e costruisce nella mente un immaginario di guerre, purtroppo vicine e devastanti (…). Nell’Otello di Shakespeare, alla fine perdono tutti, i nobili e i malvagi: Desdemona, Emilia, Roderigo assassinati, Otello suicida, Iago travolto dai suoi stessi inganni e dalle sue trame scellerate. Tutti fanno scelte sbagliate. Il mondo non ritrova il suo equilibrio, dopo l’atto estremo di Otello e il sacrificio di sua moglie: come dopo un’eclissi di sole e di luna – stralcio simbolico di una immagine barocca – l’uomo resta solo sotto un cielo vuoto. Otello, una volta scrostato dai depositi romantici e naturalistici, è un grande dibattito, profondo e appassionante, sulla natura umana: per Otello il mondo è bello, gli uomini sono nobili e giustificano la loro esistenza nella lealtà e nell’amore; per Iago il mondo è abietto e volgare e gli uomini sono come animali, carogne che si divorano l’un l’altro. Da un lato l’idea del mondo e della natura umana che volge lo sguardo alla convivenza, alla bellezza e all’armonia; dall’altro la totale assenza, machiavellica, di ideologia, il pragmatismo empirico più spregiudicato.

Nessuno ha la meglio alla fine. In realtà, il mondo somiglia molto di più a come lo immagina Iago, ma anch’egli ne è travolto, come Riccardo III. Cosa resta, dopo gli assassinii, i suicidi, il crollo della fiducia, della fedeltà, dell’amore? Probabilmente solo la notte buia, il cupo abisso in cui precipita a volte la mente umana. L’accesso di follia distruttiva e autodistruttiva, omicida e suicida di Otello, nutrita dalla menzogna e dall’infamia di Iago; e la dissoluzione di un mondo di valori, come famiglia, patria, amore, lealtà, coerenza morale.

E resta solo un linguaggio sfasato e incerto, schizoide. L’unica vittoria di Iago consiste nel distruggere la poesia, l’eroismo, la grandezza del generale Otello, infrangendo le sue certezze di linguaggio, spingendolo all’afasia, al balbettio, in una sorta di eloquio spezzato che somiglia tanto al monologo interiore della letteratura moderna – di Joyce, di Beckett.

Nanni Garella

 

Perchè vederlo?
Secondo il regista, Otello non è una tragedia della gelosia, ma un dramma d’amore, in cui il protagonista si trova preda di un sentimento tanto potente da fargli perdere la ragione. L’opera affronta i temi del pregiudizio razziale e dello scontro tra oriente e occidente; a contrapporsi due antitetiche visioni del mondo: quella di Otello, in cui regna l’armonia, e quella di Iago, dominata da abiezione e volgarità. Nei panni del celebre Moro di Venezia l’attore Massimo Dapporto.