Non e’ vero, ma ci credo

di:
Peppino De Filippo
regia:
Michele Mirabella
interpreti principali:
Sebastiano Lo Monaco (Gervasio Savastano)
Lelia Mangano De Filippo (Teresa – sua moglie)

e con
Maria Laura Caselli (Rosina, sua figlia)
Antonio De Rosa (Alberto Sammaria)
Alfonso Liguor (Avv. Donati)
Vincenzo Borrino (Ragioniere Spirito)
Margherita Coppola (Mazzarella, la dattilografa)
Carmine Borrino (Belisario Malvurio)
Monica Maiorino (Tina, la cameriera)
Salvatore Felaco (Musciello)
Sabrina Solimando (Invitata)
Matteo Bianco (Invitato)

Produzione Sicilia Teatro

scene e costumi di Alida Cappellini e Giovanni Licheri

Il commendatore Gervasio Savastano è tormentato dalla superstizione; i suoi affari non vanno bene e lui sospetta che la colpa sia di uno dei suoi impiegato, Belisario Malvurio, cui attribuisce un influsso malefico. Anche in famiglia ci sono problemi: sua figlia Rosina si è innamorata di un giovane impiegato che il commendatore ritiene non all’altezza del rango borghese della ragazza. All’improvviso, però, la fortuna sembra ricordarsi del commendator Savastano: nell’azienda capita un giovane, Alberto Sammaria, e, con il suo arrivo, gli affari cominciano di colpo ad andar bene. Anche Rosina sembra aver ritrovato la serenità e il giovane di cui era innamorata è diventato un lontano ricordo. Il fatto è che il novizio aziendale ha la gobba, una magnifica gobba beneaugurante, secondo l’antichissima superstizione diffusa in tutta l’area mediterranea. Tutto sembra filare liscio, ma il diavolo ci mette lo zampino: Alberto Sammaria confessa al commendatore di essersi innamorato di Rosina e, per questo motivo, si sente costretto a dare le dimissioni.

Il commendatore è disperato, ma troverà una soluzione: convincerà sua figlia a sposare Sammaria. Dopo qualche traccheggiamento, la ragazza si arrende, ma un incubo turba i sogni del commendatore: che i suoi nipotini ereditino il difetto fisico di Sammaria. Il matrimonio si celebra, ma il commendatore non riesce a liberarsi dei suoi timori e avverte gli sposi che è sua intenzione invalidare le nozze. Il lieto fine non può mancare e ne deve pagare il comico e grottesco fio il Savastano, che scoprirà di essere stato raggirato: Sammaria non è altri che proprio il giovane amato da Rosina e la gobba era solo un artificio per consentirgli di entrare nelle grazie del futuro suocero, gabbato dalla gobba come contrappasso giudizioso per punirlo della sua superstizione. Ma l’autore ammicca, il grande Peppino occhieggia e sorride amaramente, ma sorride: tira i fili del pupo-commendatore che cede all’amore dei due giovani, anche perché, pure se non è gobbo, Sammaria porta bene! Di nostro ci mettiamo che Malvurio non portava male. Anche questo pupo vuole rispetto. Soprattutto in palcoscenico.

Quanto a noi, muoviamo i pupi con amore perché vivano il loro tempo sulla scena con il compito appassionante di fare un mestiere bellissimo: il teatro. In questo spettacolo si tende a recuperarne i segreti intramontabili, dalla Commedia dell’arte all’Arte della Commedia. E poniamo la nostra scena in Italia, ovviamente, in quegli ultimi anni Cinquanta che furono la vigilia della prosperità del paese, in quegli indimenticabili anni in cui essere scanzonati non voleva per forza dire essere scostumati. La sola nostalgia potrà scaturire da questo, ma fermo resta l’intento di ridere dell’ignoranza e delle superstizioni sopportando l’urgenza della scaramanzia e ricordando il filosofo che, pazientemente sornione, avverte: “Non è vero, ma ci credo”.

Michele Mirabella

Perchè vederlo?

Ci si diverte, e molto, alle spalle del povero commendator Savastano, talmente succube della superstizione da incoraggiare la figliola a sposare un suo impiegato dotato di vistosa gobba, assicurandosi così i vantaggi connaturati, secondo credenza popolare, a tale deformità. La regia di Michele Mirabella arricchisce la commedia con i sapidi elementi della Commedia dell’arte; in scena con Sebastiano Lo Monaco, Lelia Mangano De Filippo, compagna d’arte e di vita del grande Peppino.