NIENTEMENO!?! IL CARCANO E LA REPUBBLICA

Il 16 novembre è uscito su Repubblica un articolo di Anna Bandettini intitolato “I fondi del Piccolo e la battaglia futura”. In questa sede non ci interessa la tesi di fondo dell’articolo, ci interessa, perché ci riguarda da vicino, che l’articolista abbia voluto spargere una piccola goccia di veleno, non necessaria al contesto ma rivelatrice di un approccio distorto ai problemi dell’informazione e del teatro. Da chi ha fatto campagna per gli abusivi del Teatro Valle non ci si può evidentemente aspettare equilibrio nel giudicare la legittima conduzione del Teatro Carcano. L’episodio è piccolo, ma è rivelatore di un pregiudizio grosso: solo alcuni sono gli eletti, meritevoli delle gratificazioni di Repubblica e dell’appoggio economico delle istituzioni. Quella che segue è la lettera che abbiamo inviato al direttore di Repubblica, dal quale ci aspettiamo evidentemente un cenno di ricevuta.

Milano, 16 novembre 2016

Gentile Direttore,

leggo su Repubblica di oggi – prima pagina in Cronaca di Milano – un articolo di Anna Bandettini (I fondi del Piccolo e la partita futura) nel quale si elencano i contributi del Mibac ai teatri milanesi. Arrivati al Carcano la giornalista dice testualmente “il Carcano nientemeno che 785.752”. Ora vorrei proprio capire che cosa significa quel “nientemeno”: perché se significa, come io temo, che al Teatro Carcano sono stati attribuiti indebitamente dei soldi che la sua storia e la sua attività non meritano, si apre una questione sulla quale non è possibile tacere.

Forse Anna Bandettini non sa che l’attuale assetto del Teatro Carcano nasce dall’unione di più organismi e che l’attuale contributo è meno della somma dei contributi precedenti. Quindi “nientemeno” dovrebbe essere cambiato in “soltanto”, sarebbe più aderente alla realtà. Ma temo che Anna Bandettini non sappia neanche che a fronte di un contributo comunque così importante il nostro teatro contribuisce in modo altrettanto importante a generare lavoro (nei momenti di massima attività arriviamo a 140 dipendenti, tra tecnici, artisti e impiegati), a pagare oneri sociali (420.000 euro), a produrre spettacoli significativi nel panorama nazionale (190 recite in tutta Italia), a promuovere l’ospitalità di compagnie teatrali, di spettacoli di danza, di teatro per ragazzi, di eventi musicali per un totale di 240 alzate di sipario a stagione.

Perché mi attacco a una singola parola, a un piccolo “nientemeno”? Perché dietro a una parola caduta distrattamente dalla penna si nasconde un vizio di analisi, quello di giudicare non in base all’osservazione attenta e scrupolosa della realtà, ma in base alle proprie propensioni ideologiche; correndo anche il rischio di valicare il confine tra cronaca della partita e invasione di campo. E facendo correre a noi il rischio di subire un danno di immagine di cui a qualcuno dovremo pur chiedere conto: cosa deve pensare un nostro attore, un nostro spettatore, un nostro esaminatore nelle numerose commissioni comunali, regionali, ministeriali, che la nostra è un’attività sopravvalutata e quindi non meritevole della sua considerazione?

Mi piacerebbe che quel “nientemeno” venisse pubblicamente ritirato: chiedo troppo?

Un cordiale saluto
Fioravante Cozzaglio
Condirettore artistico del Teatro Carcano

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