L’autobus di Rosa

di:
dal racconto di Fabrizio Silei (Ed. Orecchio Acerbo)
regia:
Italo Dall’Orto
interpreti principali:
Pape Diaw (il nonno)
Joele Diama’ Seck (Ben)

Produzione ENTR’ARTe – Compagnia Mannini Dall’Orto Teatro
con il patrocinio di Amnesty International
chitarra Gionni Dall’Orto
voce Luopu Pewu
musiche originali di Gionni Dall’Orto
progetto video e luci di Teo Paoli
elementi scenici di Tommaso De Donno

Ambientato ai giorni nostri, nell’America di Obama, lo spettacolo ha per protagonisti un nonno e un nipotino in visita a un museo che ospita vecchi automezzi. L’attenzione dell’anziano è attirata da un autobus modello anni ’50: con grande stupore lo riconosce, è proprio quell’autobus sul quale, nel 1955, viaggiavano lui e Rosa quando vennero costretti a lasciar liberi i posti a sedere, riservati alla clientela di pelle bianca. A differenza di Rosa, che solo l’energico intervento della polizia riuscì a far alzare dal sedile, il nonno ricorda con un certo rammarico di non essersi comportato da eroe in quel frangente. Un’ammissione imbarazzante davanti al nipotino. Ma per lui ha comunque in serbo un consiglio, frutto della sua antica saggezza: “C’è sempre un autobus che passa nella vita di ognuno di noi. Tu tieni gli occhi aperti. Non perdere il tuo”.

La messa in scena teatrale ruota intorno ad un’immagine tridimensionale dell’autobus, dove si svolge il dialogo tra nonno e nipote, entrambi interpretati da attori di colore. Su uno schermo scorrono documenti visivi storici o tratti dalle illustrazioni di A.C.Querello del libro di Fabrizio Silei. Ad accompagnarli brani di musica afro-americana dell’epoca, eseguiti dal vivo, per sottolineare gli stacchi e i flashback dell’azione.

Rosa Parks (nata Rosa Louise McCauley, 1913-2005) divenne famosa per aver rifiutato, nel 1955 a Montgomery, Alabama, di cedere il posto su un autobus ad un bianco. Come atto di protesta a seguito del suo arresto e incarcerazione, venne intrapreso un massiccio boicottaggio dei mezzi pubblici della città che durò 381 giorni, mentre altre azioni, anche violente, ebbero luogo in molte parti degli Stati Uniti. Martin Luther King descrisse l’episodio come “l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà” aggiungendo che Rosa “rimase seduta in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future”. Nel 1956 il caso arrivò alla Corte Suprema che decretò all’unanimità l’incostituzionalità della segregazione sui pullman pubblici dell’Alabama. Da quel momento Rosa Parks divenne un’icona del movimento per i diritti civili. Oggetto di numerose minacce di morte e impossibilitata a trovare lavoro, agli inizi degli anni ’60 si trasferì a Detroit, dove ricominciò a lavorare come sarta. Nel 1987 fondò il “Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development” e nel 1999 ottenne la prestigiosa Medaglia d’Oro del Congresso.

Perchè vederlo?
Davanti a un vecchio autobus conservato in un museo, un nonno racconta al nipotino di quando, nel 1955 in Alabama, assistette alla ribellione di Rosa Parks che, in piena segregazione razziale, si rifiutò di cedere il posto a un passeggero bianco: un gesto che innescò una potente reazione a catena in molte città americane fino al decreto di incostituzionalità della segregazione sui pullmann dell’Alabama. Un invito ai più giovani a lottare per la propria dignità e libertà contro ogni razzismo.