L’affarista – Mercadet

di:
Honore’ de Balzac
regia:
Antonio Calenda
interpreti principali:
Geppy Gleijeses (Auguste Mercadet)
Marianella Bargilli (Julie Mercadet)

e con
Luciano D’Amico (Brédif)

Piergiorgio Fasolo (Justin)
Nunzia Greco (Madame Mercadet)
Osvaldo Ruggieri (Goulard)
Francesco Benedetto (Pierquin)
Alfonso Veneroso (Verdelin)
Adriano Braidotti (Adolphe Minard)
Ferruccio Ferrante (Mericourt)
Jacopo Venturiero (Michonnin de la Brive)
Antonio Ferrante (Berchut)

Teatro Stabile di Calabria – Teatro Quirino Vittorio Gassman
Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia
traduzione di Alberto Bassetti
scene di Pier Paolo Bisleri
costumi di Carla Teti
musiche di Germano Mazzocchetti
luci di Nino Napoletano

Scritto a metà Ottocento da Balzac, grande maestro della letteratura realista, L’affarista (Le faiseur) possiede una stringente attualità, un incredibile impatto sull’uomo contemporaneo poiché tratta temi molto sentiti come la frenesia e l’immoralità delle speculazioni economiche, lo spietato gioco delle Borse, il mondo losco e cinico degli affari. Protagonista è Mercadet, personaggio monomaniaco, vigoroso, geniale e cialtrone, degno della grande Commedia umana di Balzac.

Mercadet vive per perseguire la sua unica, fondamentale idea fissa, quella di arricchire, speculare: egli è mosso infatti da una sorta di libido del denaro, che vive come nevrosi esistenziale. Gioca in Borsa con soldi che – in realtà – non gli appartengono. E’ infatti sull’orlo della bancarotta, assediato dai creditori: una crisi che, fin dall’inizio, imputa al socio Godeau, andato con la cassa a cercar fortuna nelle Indie e di cui nulla si sa più. Ma nell’attesa di Godeau, Mercadet non resta beckettianamente inerte, tutt’altro: certo che il motore della società moderna sia il denaro e che l’onore sia fondato ormai sulla sola apparenza, usa la moglie quale stendardo della propria fortuna e la costringe a partecipare, elegantemente abbigliata, ad ogni occasione mondana. Un modo per “truccare” il mercato in proprio favore, per tenere in pugno i creditori, ancor più sensibili di lui al miraggio del facile guadagno, ottenendo così le loro azioni e addirittura i risparmi dei propri servitori per i suoi maneggi finanziari. Ancora, Mercadet cerca, senza successo, di maritare la figlia bruttina a un dandy presuntamene abbiente che si rivela poi uno spiantato, e si ingegna per mettere addirittura in scena il ritorno del suo socio. E sarà proprio nel gioco degli arrivi falsi o ipotetici di Godeau che troverà la salvezza a un passo dal baratro, ottenendo che ogni cosa si ricomponga sul piano economico, degli affetti, come pure su quello della morale a cui Mercadet, sospinto dalla moglie e dagli eventi, alla fine s’inchina (ma possiamo credergli?), ritirandosi in campagna a vivere di un lavoro onesto.

Perchè vederlo?

Protagonista dell’opera di Balzac è Mercadet, monomaniaco, vigoroso, geniale e cialtrone. La sua ragione di vita consiste nel perseguire l’idea fissa di arricchire, coltivare la propria nevrosi esistenziale dell’accumulo di ricchezze senza risparmio di inganni, tradimenti e trucchi vari. Scritta a metà Ottocento, è un’opera di stringente attualità che tratta temi come la frenesia e l’immoralità delle speculazioni economiche, il mondo losco e cinico degli affari.