La coscienza di Zeno

di:
Tullio Kezich dal romanzo di Italo Svevo
regia:
Maurizio Scaparro
interpreti principali:
Giuseppe Pambieri (Zeno Cosini)
Nino Bignamini (il dott. S. / Giovanni Malfenti)
Giancarlo Conde’ (il dott. Coprosich / Enrico Copler)

e con (in ordine alfabetico)

Silvia Altrui
(Anna Malfenti)
Margherita Mannino (Alberta Malfenti)
Guenda Goria (Ada Malfenti)
Marta Ossoli (Carla Gerco)
Antonia Renzella (Augusta Malfenti)
Raffaele Sinkovic (Luciano)
Anna Paola Vellaccio (La signora Malfenti)
Francesco Wolf (Guido Speier)


Produzione Compagnia del Teatro Carcano

scene di Lorenzo Cutuli
costumi di Carla Ricotti
musiche di Giancarlo Chiaramello

Dopo l’applauditissimo debutto nazionale al Carcano a gennaio 2013 e una tournée che ha visitato, tra le altre, le città di Bolzano, Savona, Arezzo, Grosseto, Treviso, Thiene, Rimini, Asti, Sassari, Roma, lo spettacolo viene ripreso in sede e in tournée.

Protagonista nel ruolo di Zeno Cosini Giuseppe Pambieri, attore tra i più versatili del nostro teatro, che tratteggia il suo personaggio con tocchi insieme ironici e meditativi. La regia, nitida e elegante, è firmata da uno dei maestri del teatro italiano e internazionale, Maurizio Scaparro, che vince in scioltezza la non facile scommessa di portare sulla scena il capolavoro sveviano, non catalogabile come romanzo d’azione o d’intreccio, bensì libro d’iniziazione e introspezione. Scaparro fa proprio lo storico adattamento che Tullio Kezich realizzò per il teatro nel1964, primo interprete, nello stesso anno, Alberto Lionello, seguito nel 1987 da Giulio Bosetti con la regia di Egisto Marcucci e nel 2002 da Massimo Dapporto con la regia di Piero Maccarinelli.
La coscienza di Zeno e Maurizio Scaparro sono entrati nella terna dei finalisti del Premio Le Maschere del Teatro 2013 per il migliore spettacolo e la migliore regia.

Sullo sfondo di una Trieste cosmopolita e mercantile ma anche crogiolo culturale della mitteleuropa tra la fine della Belle Epoque e la Prima guerra mondiale, si svolge la vicenda di Zeno Cosini, che, partendo da una seduta psicanalitica, evoca i momenti salienti della sua vita (la morte del padre, l’amore non ricambiato per una fanciulla, il matrimonio di ripiego con una sorella di lei, la rivalità con il cognato Guido – che muore suicida – la relazione extraconiugale con Carla). Fragile e inadeguato di fronte ai cambiamenti della società, pieno di tic e di nevrosi, si dichiara “malato”, ma la sua malattia è tutta di origine psicologica. Di fronte alla vita Zeno riesce però sempre a mantenere un atteggiamento ironico e distaccato (“La vita non è né brutta né bella, ma è originale”) che gli permetterà di capirla meglio e , quindi, di crescere; uomo nuovo in cerca di un modo di essere plausibile in un mondo che sembra sfuggirgli. Sarà lui a dire il bellissimo, inquietante monologo finale sulla ferocia e l’inutilità di quella guerra che di lì a poco avrebbe rivoluzionato tutto.

Pubblicato nel 1923, La coscienza di Zeno abbandona il modulo romantico ottocentesco e, come nel caso di Musil o del pirandelliano Mattia Pascal, di Joyce o di Proust, ai quali pure è stato accostato, introduce l’aspetto tutto novecentesco dell’introspezione. Dal romanzo narrato da una voce anonima ed estranea al piano della vicenda si passa a una narrazione in prima persona che non presenta gli avvenimenti nella loro successione cronologica lineare, ma inseriti in un tempo tutto soggettivo che mescola piani e distanze. Nella sua opera più conosciuta Svevo affronta un viaggio nella mente umana, un percorso nella malattia e nella cura; ci parla dell’insoddisfazione e dell’inquietudine dell’uomo che si percepisce come corpo estraneo della società, fornendo il ritratto di un’epoca e, insieme, quello di un’umanità senza tempo.

 

Perchè vederlo?
La produzione del Teatro Carcano è basata sulla versione che Tullio Kezich elaborò nel 1964 dal romanzo di Italo Svevo. Pubblicata nel 1923, per la capacità di testimoniare il male dell’anima moderna, è un’opera idealmente vicina a quelle di Pirandello, Joyce, Proust. La regia è affidata a uno dei grandi maestri del teatro italiano, Maurizio Scaparro. Interprete principale uno degli attori più poliedrici delle nostre scene, Giuseppe Pambieri.