Erano tutti miei figli

di:
Arthur Miller
regia:
Giuseppe Dipasquale
interpreti principali:
Mariano Rigillo
Anna Teresa Rossini

con
Ruben Rigillo
Silvia Siravo
Filippo Brazzaventre
Barbara Gallo
Enzo Gambino
Annalisa Canfora
Giorgio Musumeci

traduzione di Masolino D’Amico
scene di Antonio Fiorentino
costumi di Silvia Polidori
luci di Franco Buzzanca

Produzione Teatro Stabile di CataniaDoppiaeffe Production Compagnia di Prosa

Pubblicato nel 1947, Erano tutti miei figli è il primo grande successo teatrale di Arthur Miller, titolo di svolta della carriera dello scrittore, che precede di due anni il noto Morte di un commesso viaggiatore.

Il testo venne anche adattato per il grande schermo nel 1948 per la regia di Irving Reis, interpreti principali Edward G. Robinson e Burt Lancaster.

Al ’47 risale il primo allestimento teatrale italiano diretto da Luigi Squarzina, protagonista una squadra di attori eccelsi composta da Vittorio Gassman, Tino Buazzelli, Evi Maltagliati, Nino Manfredi, Nora Ricci, Luciano Salce.

Il dramma è incentrato sulla figura dell’imprenditore Joe Keller che durante la Seconda guerra mondiale, da poco terminata, non ha esitato a trarre lauti profitti dalla vendita di pezzi difettosi destinati all’aeronautica militare: una colpa gravissima, costata la vita a ben ventuno piloti. Keller riesce a farla franca, solo il socio finisce in galera. Intanto la sua famiglia fa i conti da tre anni con il dramma della scomparsa in guerra di un figlio mai più ritrovato. Mentre la madre è chiusa nell’illusione che il primogenito tornerà, sarà la giovane fidanzata – di cui è ora innamorato il fratello del disperso – a far emergere le contraddizioni nella vicenda e a svelare i misfatti e le verità abilmente celate dal cinico uomo d’affari.

“Nella prodigiosa struttura della piéce – evidenzia il regista – convivono allegoria e stringente concretezza. Un dramma familiare si fa paradigma dei traumi che travagliano ancora oggi la società postindustriale. Un tono esteriore da “conversazione galante” rende anzi più inquietante la logica spietata su cui si fonde una ricchezza accumulata senza scrupoli, frutto di ciniche equazioni tra guadagno e disonestà, successo e frode, illegalità e menzogna. A prevalere è il modello della società di massa, la ricerca acritica di un benessere solo economico, inconsapevole o peggio incurante di conseguenze funeste. Laddove l’errore di un padre diventa incarnazione di un sistema perverso che minaccia i figli di tutti”.

Perchè vederlo?
Rigirando il coltello nelle piaghe della società americana del secondo dopoguerra, Miller denuncia attraverso una vicenda emblematica lo sgretolamento dei suoi ideali fondanti: famiglia, successo, denaro. Lo spregiudicato Keller rappresenta una minaccia per la società non solo in ragione di ciò che ha commesso ma perché rifiuta di ammettere la sua responsabilità civile convinto che un certo grado di illegalità sia necessario.