Da Krapp a Senza parole

di:
Samuel Beckett
regia:
Glauco Mauri
interpreti principali:
Glauco Mauri
Roberto Sturno

Produzione Compagnia Mauri-Sturno


Respiro – Improvviso dell’Ohio

Atto senza parole – L’ultimo nastro di Krapp
traduzioni teatrali di Carlo Fruttero e Franco Lucentini
musiche di Franz Schubert

Samuel Beckett (1906-1989, premio Nobel per la Letteratura nel 1969) è certamente un innovatore nella storia del teatro. Con le sue opere ha mostrato un nuovo modo di interpretare il rapporto tra la vita e l’uomo, una visione grottesca che spesso sfocia in una disperata comicità. Vari momenti poetici ma lo stesso tema: l’uomo e la sua fatica di vivere.

Atto senza parole e L’ultimo nastro di Krapp, due testi relativamente brevi al confronto di altri famosi capolavori, sono forse le opere che più chiaramente esprimono alcuni aspetti del mondo di Beckett. Nello stupito, grottesco silenzio del primo, l’uomo beffato e ingannato dalla vita che sembra sempre soccorrerlo ma poi sempre lo delude, trova la sua commovente dignità nel rifiuto e in una voluta solitudine. Nel secondo, il vecchio Krapp ascolta una bobina registrata molti anni prima, la sera del suo trentanovesimo compleanno. Riaffiorano persone, visi ormai sbiaditi dal tempo, si riscoprono sentimenti e tra questi, ormai dimenticata, una storia d’amore, “quando la felicità era forse ancora possibile”. Il nastro finisce e Krapp rimane disperatamente solo nel buio della sua “vecchia tana” piena di bobine che raccontano la storia della sua vita ma che finiranno col rimanere vuote, esaurite di ricordi.

Improvviso dell’Ohio deve il suo titolo per essere stato scritto per l’Università di Columbus (Ohio) e là rappresentato in occasione del settantacinquesimo compleanno di Beckett. Un uomo (il Lettore) legge un libro ad un altro uomo (l’Ascoltatore) per aiutarlo a sopportare il dolore di un’assenza (una moglie morta o forse abbandonata). Il testo che il Lettore legge si riferisce alla vita dell’Ascoltatore: essi infatti non sono due persone ma un unico uomo che, in un fantastico sdoppiamento, sembra – con l’ascoltarsi – cercare una speranza di sollievo al dolore.

Respiro. Un cumulo di macerie. Pochi secondi: è la vita. La vita che passa tra il primo vagito e l’ultimo respiro. Particolare curioso: Respiro fu rappresentato per la prima volta a New York nel 1969 al Teatro Eden come scena iniziale di Oh! Calcutta.

Far capire al pubblico che Beckett non è difficile e complicato, ma difficile e complicata è la vita. La vita che Beckett, pur nella sua angoscia, ha saputo raccontarci con una sotterranea ma struggente pietà. Questo vogliamo esprimere con il nostro spettacolo, questo è il nostro desiderio.

Glauco Mauri e Roberto Sturno

Perchè vederlo?
Samuel Beckett ha scritto pagine immortali sul rapporto tra l’uomo e la sua fatica di vivere, dandone una visione grottesca che sfocia spesso in una disperata comicità. Glauco Mauri e Roberto Sturno portano in scena quattro suoi celebri atti unici con l’intento di far capire al pubblico che non è Beckett ad essere difficile e complicato, ma che difficile e complicata è la vita stessa.